Come ben sanno i nostri lettori, la questione impianti sportivi, stadi di calcio compresi, sta particolarmente a cuore a SportPolitics per le implicazioni politiche e sociali che riveste. In Italia, gli stadi sono ancora tutti, o quasi, di proprieta’ pubblica (Comuni, Regioni, Provincie quindi beni alienabili) mentre il CONI, e per esso la Spa statale Sport e Salute, possiede l’inalienabile e piu’ affascinante degli impianti pubblici: lo Stadio Olimpico posto all’interno del Parco Monumentale Sportivo del Foro Italico.

Anche lo Stadio della Roma a Pietralata, se realizzato, sara’ costruito su terreni comunali con diritto di superficie ma prima di rappresentare le numerose problematiche da superare per arrivare al progetto esecutivo (sottolinenando che lo Stadio a Tor di Valle targato 5Stelle si e’ rivelato progetto assolutamente folle) volgiamo un rapido sguardo alla situazione degli stadi di proprieta’ in Serie A che (dati Lega Serie a 2020) sono 5, cioe’ il 20% (in Inghilterra l’80%): tre con partnership pubblico/privato regolate ognuna da un disciplinare di concessione specifico, uno bene pubblico alienato, l’ultimo il solo totalmente privato sin dal suo concepimento a Reggio Emilia sulle ceneri dello stadio comunale “Mirabello”:

  1. Juventus Allianz Stadium – proprietaria della struttura e, dal 2002, titolare della concessione per 99 anni rinnovabili del diritto di superficie
  2. Udinese Dacia Arena – proprietaria della struttura e, dal 2013, titolare della concessione per 99 anni rinnovabili del diritto di superficie
  3. Frosinone Calcio Stadio “Benito Stirpe” – dal 2016 titolare della concessione per la costruzione e la gestione dello stadio per 45 anni (corresponsione di un canone di affitto)
  4. Atalanta Gewiss Arena di Bergamo – titolare del bene gia’ di proprieta’ del Comune di Bergamo acquisito in quanto vincitrice dell’asta pubblica successiva al bando di alienazione nel 2017 (base d’asta di 7.826.000 euro maggiorati del 10%)
  5. Sassuolo Mapei Stadium – unico attuale esempio in Italia di Stadio totalmente privato, costruito a partire dal 1994 sulle ceneri del “Mirabello” a nord di Reggio Emilia e realizzato con una sorta di rivoluzionario, almeno allora in Italia, azionariato popolare che contribui’ con 8 miliardi su circa 25 alla realizzazione.
Millennim Stadium Cardiff

La tradizione e il fascino che esercitano su noi italiani pallonari gli stadi inglesi – quasi tutti di proprieta’ – non e’ ancora esportabile in Italia perche’, a nostro avviso, da noi non esiste – tranne eccezioni – il profilo imprenditoriale inglese: in Italia si gestiscono le squadre di calcio con il preciso intento di ricavarne il massimo (economico, politico o di immagine che sia) tirando fuori di tasca propria il minimo indispensabile e qualche volta neanche quello. Molte volte a spese della collettivita’.

Tornando a Pietralata, mentre il Consiglio Comunale – che dopo alcuni rinvii e l’accoglimento da parte della Giunta di ‘corposi’ emendamenti presentati da tutte le forze politiche ha votato la dichiarazione di interesse pubblico – in città, in particolare nella macroarea di Pietralata dove e’ previsto lo Stadio, si registra una crescente preoccupazione per l’impatto che tale stadio avrebbe sul territorio:

  • non e’ chiaro l’impatto che la costruzione dello stadio avrebbe sull’Ospedale S. Pertini posto nelle vicinanze
  • non e’ chiaro quali siano le aree verdi aggiuntive che si creerebbero dopo la realizzazione
  • non sono chiare le modalita’ di affluenza degli spettatori sia con mezzi privati che con mezzi pubblici
  • non esiste ancora un progetto chiaro di implementazione del trasporto pubblico
  • non e’ chiaro il numero dei parcheggi propri dello stadio escludendo quelli gia’ previsti per i residenti

Il Sindaco PD Gualtieri si e’ giocato parecchia credibilita’ su questo progetto, ma anche all’interno della stessa maggioranza sono state avanzate perplessita’ poi formalizzate in alcuni emendanti che hanno intanto reso possibile che passasse la delibera di “pubblico interesse” bocciata in prima presentazione. Tali polemiche coinvolgono tuttora anche alcuni protagonisti del precedente progetto di Tor di Valle (vedi interventi dell’arch.Paolo Berdini, ex Assessore dimissionario della Giunta Raggi).

L’unica certezza riguarda la solidita’ delle argomentazioni che le diverse associazioni del territorio, mai prese in considerazione dagli Assessorati competenti, hanno elencato. E non e’ da poco se almeno un consorzio di associazioni (Carte in Regola) non e’ contro lo Stadio ‘tout court’ ma elenca, in un dossier pubblicato, una serie di gravi mancanze nella stesura del progetto, le stesse di altre associazioni che, invece, sono pregiudizialmente contro (Comitato Stadio di Pietralata, No grazie). Il tutto mentre diverse chat di cittadini del territorio sono state chiuse per eccessivo numero di partecipanti.

Le associazioni sottolineano che le stesse strutture tecniche comunali, ciascun per gli aspetti di propria competenza, hanno espresso forti dubbi sulle previsioni relative ai punti di cui sopra.

A questo proposito, Carte in regola evidenzia:

TRASPORTO PUBBLICO – metropolitana, linee tramviarie e bus, collegamenti ferroviari si ritengono decisamente inadeguate per gli obiettivi che si intendono raggiungere. Riteniamo che non si possa comprimere il servizio di trasporto pubblico, peraltro insufficiente in ogni caso, per garantirlo agli utenti/clienti dello stadio

PARCHEGGI – secondo gli enti preposti sarà necessario un potenziamento delle infrastrutture con i relativi costi e non sono percorribili le soluzioni avanzate dal proponente di una diminuzione degli standard richiesti e del computo, tra i parcheggi al servizio dello Stadio, dei parcheggi di scambio pubblici. (…) i parcheggi per le auto private degli utenti dello stadio, se insufficienti, non possano essere computati nei parcheggi di scambio, costruiti per l’uso pubblico per le esigenze dei cittadini romani

VERDE – la quantità e la qualità del verde urbano non è stata incredibilmente oggetto del parere del Dipartimento Ambiente o di altri enti, tanto che nel testo della Delibera la parola verde non è nemmeno menzionata

RICHIESTE – l’associazione Carte in regola ha richiesto, inascoltata, “che sia esplicitamente inserito nella Delibera che sono ‘opere pubbliche e strumentali all’intervento’ A CARICO DEL RICHIEDENTE quelle opere la cui realizzazione costituisce condizione necessaria per la fattibilità dell’intervento nonche’ tutti i necessari interventi di adeguamento e potenziamento del sistema di trasporto pubblico e privato che dovessero essere individuati dal tavolo tecnico congiunto tra il soggetto proponente e Roma Capitale, Atac, RSM, RFI, FSV e Regione Lazio. Cio’ in funzione della sostenibilità del nuovo Stadio e delle strutture ad esso collegate”

Il riferimento diretto e’ che tali opere siano realizzate SENZA che ROMA CAPITALE debba concedere al proponente A.S. ROMA COMPENSAZIONI o altro relativamente al raggiungimento dell’equilibrio economico finanziario

Le variabili in gioco sono diverse a partire dai risultati della squadra che, lo ricordiamo, dall’arrivo di Mourinho all’Olimpico registra in ogni partita il sold out. E proprio la variabile sportiva puo’ risultare determinante nel superare nel bene o nel male – a seconda delle posizioni, l’impasse dello Stadio considerato anche che la proprieta’ Friedkin, decisa a realizzarlo, non vuole aspettare piu’ del dovuto e la giunta Gualtieri si e’ venduta la pelle dell’Orso con fretta eccessiva. Questi i motivi logici che allontanano quasi definitivamente la location perfetta per lo Stadio: l’area di Tor Vergata. Qui’ erano previsti due eventi di portata internazionale: il Giubileo del 2025 – confermato – e l’Expo del 2030 miseramente sconfitto. I terreni di Tor Vergata, una volta proprieta’ della famiglia Caltagirone (storici costruttori romani proprietari della Vianini Spa e azionisti di rilievo in Mediobanca) sono stati riacquistati non molto tempo fa dall’Universita di Tor Vergata con un indennizzo minimo. Proprio quei terreni dove doveva sorgere la “Cittadella dello Sport” il cui imponente ma negativo simbolo, relativamente allo sperpero di risorse pubbliche e’ rappresentato sin dai primi anni del secolo dalla Vela di Calatrava, opera incompiuta che caratterizza la periferia est della capitale. (https://www.sportpolitics.it/2022/07/06/roma-la-rivoluzione-non-russa-a-tor-vergata-pioggia-di-miliardi-per-lo-sport-scompare/).

Tor Vergata sconta problematiche non relative al suo posizionamento urbanistico, come invece Pietralata, quanto alla sua attuale mancanza di infrastrutture, previste per l’Expo 2030 e per questo troppo distante dagli orizzonti dell’attuale proprieta’ A.S. Roma e dagli obiettivi politici della giunta capitolina.

A questo proposito, anche se non parliamo di stadi, forse il primo tentativo – riuscito – di gestione privata di un bene sportivo pubblico va ascritto a Francesco Rutelli, sindaco di Roma dal 1993 al 2001, che realizzo’ all’inizio del suo mandato il primo bando pubblico per l’affidamento in concessione a soggetti privati di impianti sportivi di proprieta’ comunale. Le societa’ vincitrici sottoscrissero poi un disciplinare di concessione veramente rivoluzionario per l’epoca che, oltre ad un canone adeguato e ad un rigoroso protocollo qualitativo, prevedeva il riconoscimento delle somme investite per la ristrutturazione del bene attraverso una lunga concessione (proprio come per Juventus, Udinese e Frosinone). Attraverso questo strumento, decine di impianti sportivi inutilizzati o sottoutilizzati furono di nuovo messi a disposizione della cittadinanza divenendo, in alcuni casi, eccellenze territoriali. La maggior parte di quegli impianti ancora oggi e’ perfettamente funzionante ed utilizzata per lo sport di tutti almeno sei giorni su sette.

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